RECENSIONE – “MontDeSur” di Le Strade del Mediterraneo 

Pubblicato nel settembre 2016, “MontDeSur” è il secondo lavoro in studio de Le Strade del Mediterraneo, folk-rock band abruzzese. Dopo il promettente primo disco “Quando gli asini voleranno” è giunto il momento del secondo album, definito “il più difficile nella carriera di un artista”, poiché è l’ora di dimostrare maturate le proprie capacità e sonorità. Prova passata ma non senza qualche difficoltà per il gruppo pescarese, che sembra spesso ancorato ai suoni del primo CD, che riecheggiava per genuinità. La partenza fa ben sperare con “MontDeSur”, che presenta un notevole assolo di chitarra, e la fiabesca “Bazar”. “Oggi non è proprio una festa” già pecca di leggerezza di forma. Il valzer de “La bestia del Gèvaudan” è un racconto popolare della storia francese, a cui segue “Ma l’amore”, che già dal titolo non brilla di originalità. “Io non ti conosco” si mostra più intima e sincera, al contrario delle tracce “Spaventapasseri” e “Margherita”, brani semplicistici ma comunque senza pretese. “Un anno” e “Il ladro e il pozzo” risplendono dell’influenza di Pino Daniele e De Andrè, dimostrando la capacità di precisi e leggeri arrangiamenti da parte dei musicisti. I brani mostrano l’abilità artistica della band, che però manca di un taglio originale che permetta loro di innalzarsi qualitativamente. L’immaginario collettivo è ripreso in buona parte dal precedente lavoro, con pochi segni di innovazione. Prendere o lasciare, Le Strade del Mediterraneo da buoni menestrelli raccontano il proprio mondo incantato, anacronistico per i giorni d’oggi, ma rassicurante e gradevole all’ascolto.

(in collaborazione con Matteo Pellegrini)

Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

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