LIVE REPORT – Il concerto dei Nobraino al Tipografia di Pescara

I Nobraino hanno significato tanto per me. I primi concerti, le prime sbronze. Un gruppo che ascolto e seguo da più di 5 anni. Conosco ogni loro canzone, ho parlato più volte con i musicisti. Sono stato a svariati concerti, so bene l’energia che il gruppo è capace di infondere al pubblico, in un ballo sfrenato dal primo all’ultimo brano.

Venerdì sera però non era un concerto qualsiasi dei Nobraino. Per molti come il sottoscritto che hanno vissuto da vicino i drammi di questi giorni, mancavano l’euforia e la voglia di divertirsi che hanno (almeno per me) accompagnato ogni live della band. Questa occasione si è rivelata un’opportunità per vivere il concerto in maniera distaccata ma più concentrata, per carpire l’essenza di ogni canzone.

Perdonate la lunga introduzione, ma lo stato emotivo di questi giorni ha influito molto sull’esperienza del concerto e tutto ciò che verrà fuori in queste righe. In questo periodo ho pensato che i Nobraino potessero sollevarmi un po’ di morale, e dopo iniziali tentennamenti chiamo il fedele compagno di tanti live si parte verso il Tipografia di Pescara. L’orologio non segna nemmeno le 22 quando entriamo, ma il locale si va gradualmente riempiendo. Un’occhiata al banchetto del merchandising e discorsi su belle ragazze ingannano l’attesa de Le Strade del Mediterraneo, il gruppo di apertura della serata, che salirà sul palco verso le 22:30. Il quartetto propone una manciata di canzoni, mettendo in mostra le qualità delle chitarre e l’aria di festa del loro sound, a metà tra Mannarino e la Bandabardò. Niente di originalissimo, ma comunque brani ben suonati (nonostante una corda rotta) e coinvolgenti. Ringraziati l’attento pubblico e gli organizzatori per l’occasione, la band abbandona la scena per lasciarla ai Nobraino. Tanti giovani universitari ora affollano il locale per Kruger e soci, che si affacciano sul palco quando sono passate già le 23. Eleganti e bizzarri come sempre, i Nobraino propongono per intero il loro ultimo album “3460608524”, partendo da “La statua” e “Cambiata”. Le nuove canzoni mostrano un lato nascosto dei Nobraino, un lato più chic e pacifico, con grande importanza ai riff di chitarre e alla tromba, come dimostrano anche “Mike Tyson” e “Constatazione amorevole”. Il clima è molto sobrio, i nuovi brani richiedono attenzione per essere compresi. Arriva il momento del singolo “Vertigine”, eseguita in una versione leggermente differente, seguita da “Soqquadro” e “Il guinzaglio”. A questo punto mi accorgo che stanno seguendo di pari passo la tracklist dell’album, una scelta insolita per molti gruppi ma evidentemente non per i Nobraino. Logicamente quindi si continua con “Darty fuoco” e la splendida “Cerchi”, spiegata ed eseguita magicamente. Si arriva al secondo singolo, la tragicomica “Centesimo”, uno dei pezzi più riusciti del disco, e la movimentata “Estate illusoria”. La band è in forma, le canzoni vengono eseguite con meticolosità, ciononostante non sembra di essere ad un concerto dei Nobraino. Complice anche il periodo infelice, il pubblico è spiazzato dalle nuove canzoni, quasi sconosciute ai più, e dalla mancanza di pezzi più noti e vivaci. Dopo “Peraltro” e “Il tempio di Iside”, il gruppo lascia rapidamente il palco. Ormai sono abituato alla solita messa in scena e infatti in pochi minuti Nestor, Vix e Barbatosta risalgono di corsa per un’improvvisata cover di “Misirlou”, sganciata come una bomba sul pubblico in cerca di energia. Li raggiungono anche Bartok e Kruger, già pronti per l’arcinota “Bigamionista”, in cui il pubblico si lascia finalmente andare. Il cambio di abiti nella pausa corrisponde al cambio di rotta del live, ora interamente dedicato ai vecchi successi, come “Lo scrittore” e l’attesa “Record del mondo”. Anche i brani meno recenti hanno subito un cambio d’abito, dal momento che vengono proposti in una versione rivisitata, più adatta ad una dimensione live. Quasi irriconoscibili gli attacchi iniziali di “Tradimentuz” ed “Endorfine”, che si palesano nel cantato di un Kruger particolarmente bizzarro ma al tempo stesso calmo come in poche occasioni, ma che non manca comunque di correggere ironicamente il pubblico nel coro del ritornello di “Endorfine”, decisamente fuori tempo. Giunge la scippacore “Film muto” e “Michè”, quest’ultima anticipata dall’arrangiato riff bacchettato di Kruger. Concludono “Esca viva” e la decennale “Strano e inaffidabile”. Il pubblico non è ancora sazio, mancano ancora troppi brani memorabili all’appello; ormai il vortice di emozioni positive è partito, non si può stoppare così per tornare bruscamente alla realtà. A gran voce e con un look ancora diverso, la band romagnola torna sul palco per eseguire ” Via Zamboni” e “Bifolco”, nelle quali Kruger sfida il pubblico nel pogo. Purtroppo arriva il fatidico momento dei veri saluti, nel quale il gruppo ringrazia veramente di cuore il pubblico presente.

 E il pubblico ringrazia vivamente i Nobraino, per aver scacciato per quasi due ore i brutti pensieri di questi giorni, suonando e comportandosi da veri professionisti, lontani questa volta da ogni capriccio, regalando a noi spettatori le loro canzoni, il loro talento e la loro simpatia ed eccentricità. C’è stato il momento del divertimento, dello sfogo e del ballo, ma c’è anche stato il momento della concentrazione, dell’ascolto minuzioso di ogni nota. Di un concerto dei Nobraino mi mancava questo momento e forse era ciò di cui avevo più bisogno.

 

Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

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