LIVE REPORT – Il concerto di Dente all’Hi-Hat Play Live del 17 febbraio

Scoprire un cantautore è sempre un evento meraviglioso. Inizialmente si prova un senso di vergogna per non averlo mai approfondito fino allora, poi c’è quella sensazione viscerale che ti attanaglia durante ogni canzone, in cui scopri giochi di parole, testi poetici e arrangiamenti curati al dettaglio. Entri in un universo musicale parallelo sconosciuto. Questo è ciò che è accaduto anche a me dopo il mio primo concerto di Dente, a mio avviso ormai uno dei più validi cantautori che l’Italia possa offrire.

Varie vicissitudini hanno accompagnato il concerto di Dente in terra d’Abruzzo: pur di non far saltare l’attesa data dopo la chiusura temporanea di Tipografia, si è scelto l’Hi-Hat Play Live di Collecorvino come nuova location. L’annullamento delle prevendite e la scelta di vendere i biglietti solo all’ingresso già dimostravanola dimensione intima che ha avrebbe caratterizzato il live. Intima come l’atmosfera che già dall’inizio si respirava nel locale, tra calici di vino e tavolate brindanti e colloquiali. Le lancette segnano le 23 e il buon pubblico presente si accalca sotto palco, quando il cantante di Fidenza sale sul palco accompagnato dai turnisti d’eccezione, i Plastic Made Sofa, la psychedelic rock band bergamasca vero valore aggiunto del tour di “Canzoni per metà”. L’incipit del live è lo stesso del suo ultimo album, ovvero la già-dal-nome breve “Canzoncina”, a cui segue “Scanto di sirene” e “Chiuso dall’interno”. Bastano subito pochi brani per comprendere il già citato valore aggiunto dei Plastic Made Sofa negli arrangiamenti, che rivestono le canzoni di una nuova veste vagamente psycho/funk. Si continua tutto d’un fiato con “Canzone di amore”, fino a quando Dente non lascia la chitarra per cimentarsi in “Noi e il mattino”, in cui accenna un goffo balletto nel quale spara coriandoli su sé stesso. Il cantautore prende le redini dello stage e finalmente dopo l’esecuzione di “Fatti viva” saluta gli spettatori presenti nell’azzurro orizzonte del locale. Si riprende subito con le più lente “Cosa devo fare” e “Coniugati passeggiare”. Poi chitarra di nuovo in mano e si riparte con “Buon appetito”, durante la quale si sollevano spontanei cori dal pubblico. Il cantante intanto inizia a intrattenersi con l’attenta platea, come capiterà anche dopo “La settimana enigmatica”. L’ironia scioglie l’iniziale freddezza e il concerto prende una certa vitalità. “I miei pensieri e viceversa” anticipano le attese “Baby building” e “Invece tu”, cantate a gran voce dai presenti. Da “L’ultima preoccupazione” il ritmo torna a crescere con “Geometria sentimentale” e “Quel mazzolino”, in cui è doveroso nuovamente omaggiare l’arrangiamento live. Si torna su sonorità più soft con “I fatti tuoi” e “Saldati”, che riscaldano comunque gli spettatori per lo splendido finale in crescendo con “A me piace lei” e “Verde”, cover dei Diaframma. Il pubblico è totalmente preso, quando però Dente e band lasciano il palco anzitempo. Non siamo ancora sazi e manca ancora qualche pezzo storico, perciò la messinscena dura poco e tornano in scena per eseguire “Curriculum” e le movimentate “Giudizio universale” e “Beato me”. I ritornelli riecheggiano dalla platea, il pathos è al massimo. La pacifica ballad “Vieni a vivere con me” segna la fine del concerto in un coro che scema lentamente. Ora è veramente la fine e gli artisti salutano degnamente l’attento pubblico giunto all’Hi-Hat e il pubblico non può che ringraziare loro, per l’ora e mezza di show di successi del cantautore emiliano. Il banchetto del merchandising viene preso letteralmente d’assalto, tutti alla compera di qualche ricordo della serata come una t-shirt o un vinile. Io mi accontento solo di una spilla, ma custodisco comunque dentro me il ricordo di uno spettacolo impressionante nel vero senso della parola, in quanto a qualità artistica espressa da ogni singolo musicista sul quel palco, dalle liriche dei testi agli psycho-arrangiamenti che rendevano il tutto così unico, almeno nelle mie orecchie. Il colpo di fulmine forse non mi aiuta a rendere oggettivamente il concerto, ma se non volete credere alle mie parole, non vi resta che partecipare a un suo live. Vedere per credere.

 

 

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Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

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