LIVE REPORT – Il concerto dei Ministri a Pescara del 18 novembre 

La prima data in assoluto dei Ministri a Pescara coincide con il mio primo concerto della band milanese. L’occasione è il tour celebrativo del decennale dell’album “I soldi sono finiti”, in cui i Ministri propongono un’inedita scaletta comprendente i brani dei primi anni di attività, un live unico per scoprire la vera essenza del gruppo.

Torna il grande rock live a Pescara, e lo fa con il concerto dei Ministri, per la prima volta nella città adriatica. La serata prevede un cartellone di qualità, con gli Axound e i potenti Voina Hen in apertura, e sono tanti i musicisti e gli addetti al settore presenti al Tipografia per il tour speciale dei Ministri dedicato interamente al loro primo album, che toccherà solamente 10 città italiane.
Si parte subito e alle 22 salgono sul palco i montoriesi Axound, vincitori del concorso promosso da Stage Diving per band emergenti. Il trio propone in versione ridotta le proprie canzoni, ma comunque riesce a coinvolgere il pubblico presente, cosa non da poco tenuto conto l’orario (il locale stava ancora riempendosi) e la difficoltà di attirare attenzioni per i gruppi spalla. Poche canzoni ma convincenti, che fanno ben sperare per il futuro.
Successivamente è il turno dei Voina Hen, esclusivamente in acustico, che hanno presentato tre canzoni del loro repertorio per salutare i fan abruzzesi prima di una lunga pausa. Sul palco Ivo e Nicola suonano “Algeria”, “Maledizione” e “Noi non siamo infinito”, che nonostante la dimensione acustica, sprigionano la solita energia e verve che le caratterizza. Un live ristretto ma molto sentito che non fa altro che confermare le potenzialità del gruppo lancianese, ormai artisticamente maturo per l’agognato salto di qualità.
Sono le 23 passate quando i protagonisti indiscussi della serata entrano i scena. Il locale è affollato, la data zero del tour e primo concerto a Pescara in assoluto del gruppo è una ghiotta occasione per il pubblico abruzzese che risponde calorosamente. Divi e comapagni, in questo tour accompagnati alla chitarra da Marco Ulcigrai del Il Triangolo, salgono sul palco in silenzio. Neanche una parola e si inizia già forte con “La mia giornata che tace” e i “I nostri uomini ti vedono”, che fanno scatenare la platea. Poi Divi saluta tutti e presenta la band, facendo trasudare una certa tensione che accompagnerà la band per buona metà del concerto. Si riparte subito con la potente “I soldi sono finiti”, seguita dalla più tranquilla “I muri di cinta” e dall’energica “La sacra quiete della sera”. Dopo un ringraziamento ai gruppi d’apertura, è il turno dell’inedita ma classica “Il mio compagno di stanza” e della pacata “Le mie notti sono migliori dei vostri giorni”. Il gruppo è ben collaudato, suona bene come sa fare ma manca di una certa carica emotiva. Si continua con “Lo sporco della Grecia” e “Il sangue dal naso” e da qui in poi la band abbandona l’iniziale statismo per riprendere un certo slancio con “Piano per una fuga”, l’accesa “Il camino di Santiago” e l’attesa “Non mi conviene puntare in alto”. Quando il pathos è al massimo, Divi e soci abbandonano repentinamente il palco. Una pausa di qualche minuto per poi tornare ancora più carichi e ricominciare con la fantastica esecuzione de “La piazza”, cantata faccia a faccia con il bollente pubblico, seguita da una rara cover di Gianfranco Manfredi, “Ma chi ha detto che non c’è”, canzone simbolo delle contestazioni del ’77. E’ l’apice del concerto, la band è ormai scatenata, come gli spettatori presenti, Divi si lancia nella folla, la bolgia continua con “Meglio se non lo sai” e “Diritto al tetto”, quest’ultima bonus track inserita in scaletta, dato che è presente nell’album “Tempi bui” del 2009. La carica è a mille, il pogo sconfina ovunque, i musicisti sono infiammati. Chiude il concerto “Abituarsi alla fine”, una delle loro migliori canzoni, che genera un’esplosione collettiva di energia che non poteva chiudere meglio un concerto del genere.
Un lungo applauso accompagna l’uscita di scena dei Ministri. Come primo loro concerto non potevo chiedere di meglio, un album che nonostante l’età suona ancora grezzo e sincero, con la stessa carica di dieci anni fa. Ormai l’affermata band è una garanzia in termini di live, ogni particolare è curato nel dettaglio, dall’estetica sul palco alla scaletta ragionata in ogni canzone. Si torna a casa con ancora in mente la potenza dello show e alcuni lividi, ma pensando che lo rivivresti cento volte un concerto del genere perchè questa notte è stata migliore di tanti giorni.
 img-20161119-wa0028

Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.