LIVE REPORT – Il concerto dei Sud Sound System a Pescara del 15 giugno

La biografia dei Sud Sound System parla chiaro. Attivi dal lontano 1989, sono considerati i pionieri italiani della cultura hip-hop e reggae italiana, protagonisti indiscussi della scena underground anni ’90 grazie al loro sound innovativo e alle loro famose dancehall che hanno contribuito alla riscoperta del Salento. I primi ad esportare la pugliesità oltre i confini regionali e nazionali, tanto da meritare di essere oggetti d’analisi di studi sociologici. Chi li ha amati, e li continua ad amare per questi motivi, non può che rimanere deluso dal tipo di concerto che la formazione propone oggi.

Festa grande a Pescara per l’inaugurazione del nuovo ponte intitolato allo scrittore abruzzese Ennio Flaiano. La giornata, dopo i rituali taglio del nastro e saluti delle autorità, prevedeva lo spettacolo finale dei Sud Sound System come apice della manifestazione. Il nome che la band si è fatto nel tempo e la gratuità dell’evento hanno attirato centinaia di fan sulla sponda nord del fiume Pescara, dove era stato allestito il palco. Un luogo non proprio canonico, ma che è comunque riuscito a contenere i numerosi spettatori presenti. Alle 22:30 circa la Baggariddim Band entra in scena, raggiunta dopo pochi minuti da Don Rico, Terron Fabio e Nandu Popu, il trio che da tempo rappresenta il progetto Sud Sound System. La prima parte del concerto è stata dedicata alle inedite canzoni del nuovo album, in uscita il 30 giugno. Tra queste spicca sicuramente il singolo “Brigante“, ballabile hit che abbandona gli schemi tipici della band salentina. Inserita nella prima parte della scaletta tra i nuovi brani anche “Le radici ca tieni“, il loro brano più riuscito che fa scatenare la platea. Dopo “Beddha Carusa” il concerto prosegue con brani via via sempre meno recenti e discorsi su temi che sono sempre stati a cuore alla crew pugliese, come la libertà, la ribellione, la difesa dell’ambiente e la celebrazione del Meridione. In questi filoni si inserisce il momento di “Erba erba“, brano del ’94 durante il quale Don Rico fuma un presunto spinello sul palco, in nome della legalizzazione della marijuana. Fortunatamente non ancora piovono becere polemiche. Di brani storici come “Radici della violenza” vengono solamente eseguite le prime strofe. La differenza tra le nuove canzoni e quelle più datate è consistente, e il pubblico difatti accoglie con molto entusiasmo “Sciamu a ballare“. Il live scivola con leggerezza verso il finale, non prima però dell’armonica di Nandu Popu in “Filu de ientu“. Il concerto si conclude con la evergreen “Me basta lu sule“. La band tra gli applausi dei numerosi presenti lascia il palco, che intanto viene montato per il dj set di RastaUno Sound. La delusione in me è tanta per uno spettacolo del genere. Avevo preso in considerazione il fatto che una band con trent’anni di attività alle spalle arrivi ad un certo punto della propria carriera in cui è difficile innovarsi e non ripetersi, ma nella dimensione live mi aspettavo una marcia in più, una certa qualità che è venuta a mancare soprattutto nella scelta della scaletta, che ha omesso brani storici e rappresentativi dei SSS che (attuali più che mai oggi) potevano essere riproposti ad un pubblico che in larga parte non ha vissuto gli anni d’oro del gruppo, quando si ponevano come artisti totalmente alternativi e controculturali. Il fare sul palco strizza l’occhio ad un certo tipo di pop da palcoscenico, e tutto ciò non può che stonare con i loro discorsi dai toni rivoluzionari. Il rischio è di perdere l’identità che la band si è creata duramente nel corso degli anni.

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Autore dell'articolo: Federico

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