LIVE REPORT – Il concerto dei Giuda all’Hi-Hat Play Live del 29 ottobre 2016

Inizio con una premessa personale: se i Giuda fossero stati attivi negli anni ’70, a quest’ora troveremmo le loro canzoni in ogni raccolta e best of  di rock n’ roll. Ne sono più che certo.
Ma lasciamo stare divagazioni varie ed occupiamoci del concerto in sè: in un Hi-Hat Play Live non proprio colmo, ci pensano le note rock a riempire gli spazi e ad accompagnare gli spettatori all night longL’apertura è affidata ai Radio Shakedown, quartetto punk pescarese. Nonostante il cambio di ruolo alla batteria, partono subito in quarta e il loro sound attira e cattura da subito i presenti: riff duri e decisi e una potente sessione ritmica accompagnano i brani dei loro due lavori “Cheaters never lose” e “Burn again”. Dal vivo la loro performance convince, Freddy ha una buona presenza, come anche Luca e Gian Marco, che oltre alle corde si occupano dei backing vocals. Lo spettatore trova davanti a sè un trittico potente, ma mai pesante, che per più di trenta minuti suona grande punk ad alti livelli. Lupi mannari che al calar del sole si trasformano in rockers bestiali assetati di rumore, i Radio Shakedown hanno sorpreso in positivo ed hanno acceso il pubblico per i Giuda.

Alle 00:30 la band romana sale sul palco e per più di un’ora abbondante infiamma il palco del locale vestino. Si parte con due brani del nuovo album, “Working class man” e “Mama got the blues”, per poi arrivare ad un quartetto di brani del primo disco (“Tartan pants”, “Back home”, “Coming back to you” e “Get it over”), inserendo nel mezzo “Maybe it’s all over now”, pezzo raro lato B del singolo “Wild tiger woman”. Il loro sound graffiante coinvolge la platea presente, ogni canzone s’impossessa dello spettatore che non riesce più a stare fermo, in estasi totale con il groove. Una vera e propria scarica di adrenalina, che continua con “Watch Your Step”, “Bad days are back” e “Wild tiger woman”. Siamo a metà concerto ma i Giuda non sono per nulla stanchi, anzi rincarano la dose con “Get on the line”, “Rolls the balls” e “Number 10”. La loro presenza scenica è devastante, Tenda è un dannato in piena trance rock n’ roll, il suo corpo è completamente preso dal ritmo. Dopo “My Lu”e “Hey hey”, Tenda lascia momentaneamente il palco e il timone passa a Lorenzo Moretti, che con la stessa verve canta “Hold me tight” e un’innovativa cover di Elton John “Saturday night’s alright for fighting”. Moretti ha tenuto bene, ma Tenda è un animale da palcoscenico e il suo ritorno esplode in “Get that goal” e “Roll on”, le ultime due canzoni della serata. Saluti a tutti i presenti e poi si ritirano nel backstage. L’energia e l’adrenalina scemano piano piano, mi prendo una pinta di birra rossa per riunire gli ultimi residui di carica, nelle orecchie mi rimbombano ancora i loro riff imponenti. Ma non c’è più nulla da fare, la carica di un concerto dei Giuda svanisce senza la loro presenza. Non posso fare altro che promettermi di tornare a sentirli presto. E di ringraziare quei “pazzi” che ancora oggi hanno il coraggio e la passione di organizzare concerti di una certa qualità.

 (foto per gentile concessione di Andrea Ponente)

rec-4.jpg

Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.