Gli Statuto protagonisti del “Finché c’è birra c’è speranza” 2018 di Tortoreto

Il Rugby Club Tortoreto si fa nuovamente promotore del “Finché c’è Birra c’è Speranza”, la festa della birra giunta all’undicesima edizione e diventata un appuntamento ormai classico che apre l’estate della costa abruzzese. La festa, ideata ed organizzata dalla formazione Seniores del Rugby Tortoreto quasi per caso, è diventata sempre più grande con il passare degli anni, con il preciso fine di sostenere le attività sportive del gruppo, la cui maggior spesa è costituita appunto dal settore giovanile. Una volontà, il sostegno di amici, compagni e ragazzini, che rispecchia a pieno i valori del Rugby, il cui “sostegno” è fuori di dubbio uno degli insegnamenti migliori, nel campo come nella vita, che si possano impartire.

Venerdì 15 giugno si partirà con gli Statuto, band nata nel lontano 1983 che prende nome dalla piazza dove si ritrovano i Mods a Torino, dei quali sono diventati l’espressione musicale anche a livello nazionale. Primi in assoluto in Italia a suonare ska e con testi in italiano, pubblicano il primo album nel 1988 per la Toast rec. dal titolo “Vacanze” e nel 1991 approdano già alla major EMI che pubblica il singolo “Qui non cìè il mare” per poi raggiungere l’anno seguente il massimo della popolarità nazionale grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”, che si piazza in finale. Gli Statuto sono una realtà unica nel panorama della musica italiana, perché con il loro immutato ma non per questo mai evoluto stile mod, con la loro immediatezza e sfrontatezza nei testi, spesso ironici o sarcastici, aggressivi e umili, con una musica ora diventata di “moda” che non si limita al solo ska, ma passa anche per il soul e il beat; senza mai aver assunto i panni delle “star”, senza essersi mai allontanati da piazza statuto, luogo di partenza e di creazione culturale, ideologica e musicale del gruppo sono arrivati dove tanti artisti vorrebbero arrivare provando soluzioni o invenzioni studiate a tavolino e rincorrendo il “successo” senza mai toccarlo. Dal palco dell’Ariston di Sanremo, al concerto per i licenziati della Lancia/Fiat di Chivasso, dal Festivalbar al Leonkavallo, dal Cantagiro al concerto in Plaza De La Revoluciòn all’Habana de Cuba invitati dalle autorità locali, sempre con la massima semplicità e naturalezza che li contraddistingue fin dai loro inizi. Dopo il loro live seguirà dj set.

Sabato 16 giugno tocca invece ai pugliese Mistura Louca, un viaggio musicale tra colori e sonorità della patchanka. La traduzione letterale del nome della band, “miscuglio pazzo”, esprime al meglio la grande varietà di stili musicali proposti negli spettacoli della band, tra cui : Reggae, Punk, Ska e Gypsy Punk, non tralasciando anche qualche sonorità popolare della Grecìa salentina. Le esibizioni del gruppo si contraddistinguono per una forte carica energetica ed un Sound a 360° che rendono ogni concerto una vera e propria festa. Nei suoi numerosi live la band, formata da otto elementi, trasmette qualcosa di originale ed innovativo al pubblico, che diventa sempre più numeroso, collezionando consensi e critiche in lungo e in largo per la Puglia e non solo. Forte della sua esperienza live la band ha in pochi anni trovato una sua ben definita identità artistica, intraprendendo così un processo di personalizzazione che l’ha condotta ad aprire il concerto di Tonino Carotone nel 2016 e quello di Mannarino nell’estate del 2017. Nel dicembre dello stesso anno esce il primo lavoro discografico dal titolo “Mistura”, composto esclusivamente da brani inediti. L’album della band è stato però preceduto da vari singoli. L’ultimo inedito, lanciato nell’estate del 2017, è “Il Meridionale” preceduto da “Cosa ti Resta” (2016), “L’Essenza” (2015) e “Move in Time” (2014).

Domenica 17 giugno si chiude con i Folkamiseria. Originari del piemonte orientale, da 9 anni presentano in pub, piazze e festival la loro libera interpretazione di pezzi folk tradizionali europei, contemporaneamente ad alcuni loro brani influenzati nella scrittura dalle molteplici correnti musicali che ne hanno condizionato la crescita compositiva: dai Pogues ai Gogol Bordello, dai De Dannan ai Jethro Tull. In 9 anni hanno suonato nei più famosi venue e folk-festival italiani (Celtica, Busto Folk, Montelago Celtic Festival, Celtival, Abruzzo Irish Festival, Paddy’s, Folkermesse, Zingaria, Brintaal, RaggaPiave e tanti altri) per un totale di oltre 600 concerti, pubblicato 3 album da studio, un live e partecipato a diverse compilation. Questo pot pourrì musicale è pienamente espresso nei loro ultimi 2 album “The irish side of Piemonte” e “Musici Mosaici”, che evidenziano la capacità della band di prendere dei brani tradizionali e renderli più moderni nel sound, senza comunque alterarne la genuinità originale, così come dall’altro lato dimostrano una piacevole varietà nella scrittura e nell’esecuzione dei loro pezzi, che strizzando l’occhio alle tradizioni puntano a ritmi e sonorità più attuali. Per dare un esempio, nello scorrere dei brani si possono cogliere distintamente venature di swing, prog, black music, elettronica, rocksteady, e molte altre.

Autore dell'articolo: Federico

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