RECENSIONE – “Sweetlovers” degli Sweetlovers

Dall’unione dei due EP “Liquido” e “Solido” e con l’aggiunta di alcuni inediti nasce “Sweetlovers”, disco d’esordio dell’omonima band teramana. Pubblicato nel dicembre del 2017, “Sweetlovers” è la raccolta ideale dei brani finora pubblicati dal gruppo in questi ultimi mesi, precisamente dal maggio dello scorso anno quando il tastierista Daniel Scorranese si è aggiunto completando definitivamente la line up che giàcomprendeva il cantante Piermichele Dolceamore, i chitarristi Pierpaolo Saccomandi e Andrea Manente, il bassista Filippo Cameli e il batterista Roberto Tatulli.

Transitori” è la traccia che apre il disco, un’epica scorrazzata a ritmo di batteria su un paesaggio di chitarre distorte che si propagano audacemente. L’alta intensità sonora persiste con la vorticosa “Rallentare” e “Delicata nudità“, dove si inizia a dar peso ai sintetizzatori che nel corso dell’album risulteranno il più delle volte efficaci in chiave di arrangiamento. Da “La collina dei senza nome” assumono sempre maggiore importanza il cantato di Piermichele Dolceamore e i testi scritti a quattro mani con l’attrice teatrale Isabella Dilavello. “L’errore da salvare” ha un retrogusto orientale, poi fa seguito l’ammirevole cover di “Tu no” del poeta e cantautore maledetto Piero Ciampi, la parentesi electro-rock di “Passo dopo passo” e la power ballad “Mentre io morivo“. Brilla di luce propria il lungo duetto con Marianna D’Amario in “Bianca luce“, un brano che idealmente richiama la recente e ugualmente suggestiva collaborazione tra Carmen Consoli e gli Afterhours in “Bianca”. La tracklist si chiude con “L’Officina“, omaggio all’omonimo live club che nonostante le tante vessazioni continua attivamente a promuovere cultura e musica nella città di Teramo, ma gli Sweetlovers ci sorprendono con una ghost track che altro non è che un’onirica rivisitazione di “Amarsi un po’” di Lucio Battisti.

“Sweetlovers” è un disco come non ne fanno più, 70 minuti tondi di musica e chitarre, un’anomalia per quantità e qualità di musica nella scena alternativa italiana contemporanea. Brani che superano abbondantemente addirittura i sei minuti, lunghe digressioni psichedeliche che non tengono conto del minutaggio e in fondo neanche del gusto dell’ascoltatore. Qualcuno potrebbe definirlo un album autoreferenziale, ma pure se fosse questo non scalfisce minimamente il gran lavoro svolto dagli Sweetlovers. I riferimenti sono a quella scena rock italiana ’90, a band del calibro di C.S.I., Afterhours e Timoria, a suoni duri e testi ricercati che si coniugano alla perfezione per la gioia di chi è all’ascolto. Non semplice disco usa e getta dalla breve durata come quelli pubblicati attualmente a cadenza giornaliera da etichette improvvisate ma un lavoro destinato almeno nelle intenzioni a restare nel tempo, come gli artisti sopracitati sono riusciti a fare. L’attitudine è quella giusta.

Clicca QUI per ascoltare l’album intero

Autore dell'articolo: Federico

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