RECENSIONE – “Resistere tra i resti” di C.U.B.A. Cabbal

L’annus horribilis 2017 coincide con il grande ritorno di C.U.B.A. Cabbal, rapper abruzzese figura di spicco del militant rap internazionale. L’ex membro della gloriosa crew pescarese “Costa Nostra” ritorna dopo 5 anni di silenzio discografico con “Resistere tra i resti”, il suo nuovo esplosivo disco edito per la Aldebaran Records con un titolo quanto mai simbolico in questi tempi difficili. 32 minuti di hardcore rap di alto livello, infarcito delle solite citazioni occulte che vanno a ricollegarsi ai grandi temi dell’attualità.

Atmosfera Zeta” è la miccia che innesca l’album. La traccia è un oscuro ritratto dell’Abruzzo, una regione vergine avvelenata dalla discarica della Montedison a Bussi e minacciata da eventi naturali straordinari come i terremoti. Il tono si fa sempre più collerico in “Rage Storm 3.0“, che difatti si apre con un sample di “Killing in the name” dei Rage Against The Machine, per poi spostarci nel paesaggio post-apocalittico de “L’ultimo uomo della terra” che esordisce con una profetica citazione di Mad Max 2. Vengono i brividi solo a sentire per un attimo il “uan ciu uan ciu” di “E la sagra continua” di Lou X contenuta in “Tortura e società“, un pezzo contro le forze dell’ordine e la repressione. Il beat della quinta traccia “La mano dell’uomo” sembra uscito direttamente da un film di Rob Zombie, sul quale C.U.B.A. Cabbal si lancia in un flow ipnotico.

La seconda parte del disco si apre con Toni Servillo che recita la poesia “Profezia” di Pier Paolo Pasolini. Non è altro che l’intro di “Mirage“, il brano sull’immigrazione in featuring con il rapper francese Eone Eskicit dei Premier Ligne. Si continua con “In credibile” e “Stage di stato“, canzone antagonista in featuring con il recidivo Acero Moretti e l’americana Drowning Dog. Il percorso dell’album sembra chiudersi con la misticheggiante “La nona porta“, che ricalca quei tratti cupi e hardcore che accompagnano l’intero disco fino a “Havana rom (rap de Cuba), decima e ultima traccia in tracklist dai motivi latineggianti e decisamente meno seriosa.

“Resistere tra i resti” conferma C.U.B.A. Cabbal come un rapper ancora in grandissima forma, che nonostante l’età non più giovanile rimane capace di creare materiale originale di alta qualità. Immancabili le sue citazioni ad hoc ripescate nei meandri del cinema e della poesia corsara, e i suoi testi che sembrano rifarsi alle invettive mistiche di sufi metropolitani come Hakim Bey. L’hardcore e il militant rap in Cabbal non tramontano mai, il taglio infuocato dei suoi brani e le filippiche anarco-politiche sono ancora il suo marchio di fabbrica. Il disco è stato registrato nel disgraziato mese di gennaio tra terremoti e valanghe, un mese di vera resistenza per il popolo abruzzese contro eventi implacabili. Non bisognava soccombere, e difatti “non soccombere” è il leitmotiv che da più di 25 anni rimbomba nei suoi brani e nei suoi dischi, con o senza Lou X e la Costa Nostra. Anche in “Resistere tra i resti” non bisogna soccombere allo Stato, all’impero e all’homo homini lupus che hanno portato solo distruzione, bisogna resistere con ogni mezzo e con rabbia. Quella stessa rabbia sociale che continua a bruciare ancora nelle corde di vocali di C.U.B.A. Cabbal.

“Fu passato l’eccesso, fu chiamato progresso”

CUBA Cabbal

Autore dell'articolo: Federico

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