LIVE REPORT – La prima serata dell’Indievisibile Festival di Torano Nuovo

L’Associazione Valerio Capponi continua imperterrita la propria attività sociale, culturale e musicale nella provincia teramana anche nel 2017, un anno tormentato per il territorio e la regione abruzzese in generale. Non arretrando di un centimetro, i ragazzi dell’associazione allestiscono in una nuova location la quinta edizione dell’Indievisibile Festival, arricchendola di nomi internazionali e gradevoli artisti emergenti. Il tutto sempre ed esclusivamente ad ingresso gratuito.

La presenza di Dario Rossi alla prima giornata dell’Indievisibile Festival fa gola tanto a me quanto ai miei amici appassionati di techno. Forse il nome non vi dirà niente, ma sicuramente vi sarà capitato sulla bacheca di Facebook il video di questo strabiliante street drummer che con l’ausilio di pentolame, secchi e altri disparati oggetti crea sonorità coinvolgenti che sembrano uscire direttamente dai cassoni di un rave party. Sembrano appunto, in realtà è tutto live e strumentale e così decidiamo di non perderci una delle primissime, se non la prima data abruzzese di Dario Rossi. Molto raccolta al nostro arrivo l’atmosfera al campetto sportivo in località Villa Bizzarri di Torano Nuovo. Atmosfera che inizia a dilatarsi lentamente con l’arrivo di The Castaway, primo artista in assoluto a calcare il palco della quinta edizione dell’Indievisibile Festival. Il cantante romano mostra al pubblico la sua caratura folk e la sua robusta voce profonda che lo contraddistingue. Menzione speciale alla personale e passionale rivisitazione di un classico del folk come “Oh my darling Clementine”. Il chitarrista riesce ad attrarre sotto palco un manipolo di ascoltatori, tra cui lo stesso Dario Rossi che come scopriremo poco dopo ha abitato per anni nello stesso quartiere del folker romano.

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The Castaway dispensa saluti e ringraziamenti prima di abbandonare la scena e lasciare spazio al suo concittadino. Il palco viene sgomberato e rimangono solo pentole, piatti, ferri, secchi e tre aste di microfoni. Dopo una ventina di minuti Dario Rossi sale sul palco e comincia lo spettacolo, nel vero senso della parola. Per 50 minuti (fisicamente quasi impossibile continuare di più a quei livelli) il pubblico rimane ipnotizzato dai suoni e i ritmi prodotti dal drummer percuotendo i soli oggetti che ha a disposizione davanti a sè. Lo show raduna e avvicina una platea variegatissima, tra bambini, ragazzi e famiglie coinvolte e rapite dal talento dell’artista. Una performance continua ad altissimi livelli, in cui l’instancabile artista esplora ogni sonorità possibile in relazione agli “strumenti” disponibili. Tra drop e repentini cambi stilistici, la folta platea va in visibilio più volte nel corso del live, tra esclamazioni di stupore e vere e proprie ovazioni.

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A fine spettacolo l’applauso è più che meritato per il drummer, capace di convogliare sul palco l’energia e l’improvvisazione dinamica tipica di un’esibizione da strada e facendo restare incollati gli spettatori. Nulla manca a questo artista, un dj senza consolle, un musicista senza strumenti, un talento italiano troppo sottovalutato che meriterebbe spazi non solo ad eventi elettronici, ma in qualsiasi festival musicale nazionale, dato che Dario Rossi è quanto più si avvicini ad uno spirito tribale e primordiale oggi troppo lontano dalla moderna musica computerizzata e mercificata.

 

Autore dell'articolo: Federico

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