LIVE REPORT – The Zen Circus e Canova in concerto all’Onirico Festival 2017

La line-up della seconda data dell’Onirico Festival mette sullo stesso palco The Zen Circus e Canova, un accostamento già accaduto tra due band provenienti dalla stessa galassia dell’indie italiano. Una galassia con estremi molto lontani tra di loro, tanto suonano estranei l’alternative rock dei primi e lo sfacciato pop dei secondi. Viene allora da pensare se lo sviluppo della scena indipendente sia un lento declino o un semplice e dovuto aggiornamento ai tempi (musicali) che sono.

L’unica data abruzzese del tour estivo dei The Zen Circus è il motivo che ci spinge a ri-compiere il lungo tragitto che porta alla Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto, la cornice dell’Onirico Festival. Fortunatamente la splendida location merita da sola il costo del viaggio, e l’interessante line-up della serata il prezzo del biglietto. Annunciata nel pomeriggio a sorpresa, è Asia Ghergo ad aprire il live: la giovane cantante marchigiana è fresca del suo primo singolo “2016“, che arriva dopo le tante cover che le hanno donato una certa notorietà nella già citata galassia indie italiana. Successivamente arriva il momento dei Canova, che nonostante il ruolo di gruppo-spalla attirano sotto palco un folto pubblico. La band milanese propone i brani del suo album d’esordio “Avete ragione tutti”, e anche il nuovo singolo “Threesome“. La platea balla, canta e si diverte, sgolandosi a più non posso per intonare brani simbolo del gruppo come “Vita sociale” e “Portovenere“. Nonostante la personale avversione per il loro lavoro in studio, l’impressione che si ha da fuori è di un gruppo che ci sa fare, e che ha affinato sapientemente la dimensione live. Se l’indie odierno ha ereditato un qualcosa dalle prime generazioni di gruppi indipendenti, è proprio l’attitudine per il live, che in questo caso si trasforma in un deciso punto di forza, un momento nel quale consacrare leziosamente la forma-canzone. Con buona pace degli haters.

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E’ passata la mezzanotte quando gli headliner della serata salgono sul palco. Il trio pisano dei The Zen Circus, accompagnato dall’ormai presenza fissa del criminal joker Francesco Pellegrini, si presenta subito carico dopo una lunga lontananza dai palchi abruzzesi. Basta già la prima canzone “La terza guerra mondiale” per far partire immediatamente il pogo, che continuerà incessante per tutto il concerto. Dopo “Canzoni contro la natura“, Appino e soci eseguono “Vent’anni“, un inno generazionale che fa impazzire il pubblico. La voglia di suonare è tanta, e senza troppi giri di parole la band continua a martellare con “Non voglio ballare” e “Andate tutti affanculo“. La scia finale di quest’ultima canzone viene subito interrotta dall’aggressiva “Ilenia“, seguita a ruota da “L’amorale” e “Pisa merda“. Appino e Ufo si intervallano nel dialogo con il pubblico, mentre Karim alla batteria è sempre più esagitato. La scaletta prosegue in pieno flusso di coscienza, senza troppa cognizione di causa e amalgamando pezzi dei più disparati album. Il risultato è terribilmente attraente, e produce triplette come “I qualunquisti“, “L’anima non conta” e “Vecchi senza esperienza“. Arriva poi il momento busker, in cui la band celebra il periodo nel quale suonava per le strade. La situazione si infiamma con “Mexican requiem” e “Ragazzo eroe“, rigorosamente eseguite dalle sole chitarre e dall’immancabile washboard picchiata dai ditali di Karim. Alla ripresa degli strumenti convenzionali, il ritmo rallenta con “La democrazia semplicemente non funziona“, “Figlio di puttana” e “Canzone di natale“, cantate a squarciagola tra l’adesso calma platea. Secondo la scaletta è il momento della fantomatica uscita, ma con il solito piglio ironico Ufo chiede al pubblico se fare la solita sceneggiata di uscire o di rimanere sul palco per le ultime canzoni. I fan non vogliono vederli abbandonare il palco, e perciò si continua senza sosta con “L’egoista” e “San Salvario“. A chiudere il live ci pensano “Nati per subire” e “Viva“, in un tripudio finale di pogo. Ringraziamenti di rito a pubblico e organizzatori, e poi la band lascia definitivamente la scena. The Zen Circus sono la conferma che nel 2017 c’è ancora spazio per i ruvidi chitarroni, il provincialismo più fatalista e i toni folk ruvidi. Da anni ormai il gruppo toscano propone uno spettacolo rock di spessore, e l’altissima affluenza ai loro show (il giorno dopo a Bologna si sono esibiti davanti 7000 spettatori) conferma la qualità del loro operato. Figli della prima scena indie italiana, quella realmente indipendente e alternativa, Appino e compagni portano sul palco tutto ciò che hanno vissuto nella loro ventennale carriera, che li ha visti passare dal suonare dalle strade di Amsterdam ai festival internazionali quali lo Sziget di Budapest, un percorso controcorrente e senza mai farsi fottere.

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Autore dell'articolo: Federico

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