RECENSIONE – “Sangue & Pathos” di Terzo 

La mente è sveglia, il corpo dorme. Non sappiamo se stiamo sognando o viaggiando. Sopra un beat onirico Terzo ci introduce in Sangue & Pathos, una partenza senza arrivo, un percorso introspettivo, un focus sulle proprie dualità. Questi sono i temi che il rapper pescarese affronta nel suo primo disco, in cui racconta sé stesso in maniera trasparente e senza filtri. Già la title-track è una sorta di manifesto della sua vena artistica, fatta di sangue, pathos e del calore di chi si riconosce nei suoi versi. In “S vs T” descrive invece il rapporto con il suo doppelgänger musicale, esplicitando la dualità presente in lui che riaffiorerà spesso nei seguenti brani e riferimenti extratestuali. Il concetto di alter-ego aleggia anche in “Daydream”, omaggio alla serie tv Mr. Robot sia per il beat di Lupe Fiasco presente in una puntata della serie, sia per la citazione iniziale. Nel testo è anche presente una dichiarazione d’intenti contenutistici, in quanto Terzo prende le distanze da chi parla di droghe e troie e chi dissa presuntuosamente. La quinta traccia “Last breath” vede la presenza di Doma e Dono, che infuocano il mic con la loro fotta e le loro rime agguerrite. Dopo la breve ma intensa “La mia posizione”, arriva “S.C.C.S.”, una mina dal sapore old school, in cui il giovane rapper si diletta in un flow avvelenato. Seguono “28:06:42:12”, altra citazione cinematografica (Donnie Darko), in collaborazione con Dj Stut su un sample dei The Architets, e “The anthem of the lone wolf II”, un racconto introspettivo sulla solitudine combattuta a suon di beat e rime. “Il viaggio di Zarathustra” continua sulla scia intimista, affrontando il tema della fede e del senso della vita su un campionamento dell’emozionante “Mad world”. La breve “Il vero falso” sembra avvicinarsi più al sound della Costa, così come “Prese di coscienza”, in duetto con l’aggressivo Roly. “Passo a due” vede la partecipazione del nostrano D-Giant, che insieme a Terzo sputa barre al vetriolo. Il disco si avvia alla conclusione, ma non prima dell’incendiaria “Credere per vedere”, costruita sul beat di “Watchtower” di Devlin, già rifacimento della più nota canzone di Jimi Hendrix, e de “La mia libertà”, brano in coppia con Guarra con ennesimi riferimenti al mondo del cinema. Il viaggio si chiude con “Outro”, un pezzo che lascia l’ascoltatore con il dubbio se tutto ciò che si è appena sentito sia stato tutto vero o solo un sogno. Reale o no, ciò che importa è quello che Terzo ha dimostrato on the beat, ciò che ha narrato e rivelato al mondo, tutti i dissidi interiori, il suo credo musicale e le aspirazioni future. Con citazioni di qualità derivanti principalmente dal mondo cinematografico, il rapper pescarese è riuscito a creare un alter-ego con il quale dialoga per gran parte del disco, interrogandolo e scavando in fondo a sé stesso per trovare le risposte. Difficile trovare un ragazzo di 19 anni con una tale sensibilità artistica, ma soprattutto con un tale coraggio al mic per gridare a questo mondo le sue insicurezze e le sue posizioni.

Autore dell'articolo: Federico Acconciamessa

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