LIVE & FOTO REPORT – Il concerto di Mannarino a Pescara dell’8 aprile

Partire dalle osterie dei rioni più popolari della Capitale, e arrivare a far ballare e divertire interi teatri e palazzetti stracolmi. L’ascesa di Mannarino si sta compiendo ben oltre i confini romani, giungendo anche nelle maggiori emittenti radiofoniche nazionali. Il tour di “Apriti cielo” propone uno spettacolo esotico, dai suoni caldi e meridionali che ben accompagnano il carisma del cantautore sul palco.

Mannarino torna a Pescara dopo il concerto del Capodanno 2016 che aveva intrattenuto più di 10.000 persone in piazza Salotto. La città adriatica non nasconde la sua passione per il cantautore romano e in tantissimi affluiscono sabato sera al Palasport Giovanni Paolo II per l’unica tappa abruzzese del tour primaverile di “Apriti cielo”, il suo nuovo disco pubblicato in gennaio. Il colpo d’occhio appena entrati nel palazzetto è notevole, con tribune e parterre affollatissimi e un imponente palco su cui si prenderanno posto più di una dozzina tra musicisti e coriste, con una scenografia composta da ingranaggi meccanici e pareti di palazzi. Il tutto prende vita con l’entrata di Mannarino e le prime canzoni “Apriti cielo” e “Roma“. Il pubblico già canta a gran voce i nuovi brani. Si continua subito con “L’impero“.

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Con una lunga veste da mendicante Mannarino canta “Dejia“, e successivamente in un altro cambio d’abito indossa i panni in foto per eseguire una versione selvaggia, e quasi morriconeggiante, di “Osso di seppia“, direttamente dal primo album. Nell’ennesimo cambio di scena, il cantante veste una normale camicia scura e un sitar troneggia nel centro del palco. E’ il momento di “Gandhi“.

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Si prosegue con l’esotica “Babalù“, che movimenta la numerosa platea. Poi Mannarino si ferma per salutare e ringraziare il pubblico. Si entra in un momento più intimo con le esecuzioni de “La strega e il diamante“, in cui duetta con la splendida voce di Simona Sciacca, e “Maddalena”. In un’altra pausa, il cantautore dialoga con il pubblico sull’assurdità dei femminicidi e sul valore delle donne. Parte così “Signorina“.

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La samba ricomincia con “Vivo“, che sfuma con un virtuoso assolo di sassofono. Il ritmo sale lentamente con “Gli animali“, per poi impennarsi con “Elisir d’amor” e la carioca “Arca di Noè“. L’apice viene raggiunto dalla simil-filastrocca di “Quando l’amore se ne va“, che si conclude con massicci beat elettronici e lampi di luce, in una scenografia che lascia spazio solo alle tre coriste su di un triangolo nero.

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La tempesta di decibel si esaurisce, e Mannarino rientra in scena su un palco tutto scuro, seduto su uno sgabello e imbracciando una chitarra, pronto per suonare “Statte zitta“. Il periodo di quiete prosegue con “Le rane” e con il valzer del “Merlo rosso“, esaltate nuovamente dalle tre coriste. Tutto ciò fa da preludio agli ultimi brani, ai grandi classici che il pubblico richiede insistentemente.

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Bastano poche note per riconoscere subito “Me so’ mbriacato“, che il pubblico intona senza neanche aspettare che il cantante rientri sul palco. La scaletta avanza sempre più carica con “Tevere Grand Hotel” e “Serenata Lacrimosa“, che infiammano il pubblico fin sopra le tribune. Con la tarantella di “Scetate vajò” nessuno riesce più a stare seduto o fermo. Con la pacifica “Un’estate” Mannarino e i musicisti si posizionano in riga davanti gli spettatori per cantare insieme e salutare tutti. L’esibizione sfuma con i due percussionisti che continuano a battere sui tamburi.

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Il pubblico non è soddisfatto e gran voce richiede un bis, che viene prontamente accolto dalla band. Si ricomincia forte con “Il bar della rabbia” e subito dopo il cantautore romano accontenta l’esigente platea ed esegue “Marylou“, in una versione swing inedita. A chiudere il concerto ci pensa “Vivere la vita“, significativo brano di Mannarino che risuona come un invito a vivere in armonia con gli altri.

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Dopo quasi 3 ore di musica ininterrotta, cala il sipario sul palasport Giovanni Paolo II. Mannarino è riuscito a dare tutto sé stesso nel live, accontentando i suoi fan con una scaletta di ampio respiro che è ben riuscita a contenere dentro i vecchi classici e i nuovi brani, in maniera tale che nulla sfiguri e tutto sia valorizzato in ogni dettaglio. Il mix di esotismo e romanità (che sempre pervade in lui) confezionano questo tour come una novità per i suoi tanti fan, che nonostante ciò si sono ritrovati in grande numero sotto il palco per cantare a memoria anche i nuovi brani.

(fotogallery a cura di Antonello Campanelli)

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Autore dell'articolo: Federico

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